La Mostra

La mostra propone una serie di trenta opere realizzate dagli inizi del secolo scorso ad oggi, da artisti tra questi Carrà, Picasso, Dalí, Miró, Capogrossi, Strazza, Giulia Napoleone, da Marina Bindella, Francesca Poto, Peter Freeth, Willburgher, Vittorio Avella e Giovanni Timpani, Angelo Rizzelli e Vittorio Manno. Artisti che ritornano all’interno del Catalogo Gutenberg Edizioni.

Una rassegna, quella immaginata dallo storico dell’arte Pasquale Ruocco, realizzata grazie alla disponibilità degli artisti, delle collezioni del Museo-FRaC di Baronissi e di collezioni private. Nasce come riflessione sui media guardando all’incisione come possibilità di favorire atteggiamenti meno scontati e omologanti nei confronti del sistema di produzione e distribuzione delle immagini. Una mostra che procede approfondendo tra tematiche diverse – il segno, la figura, il corpo, il paesaggio – un percorso aperto alle sollecitazioni provenienti dallo studio diretto delle opere.

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Il Catalogo Gutenberg Edizioni

Una mostra aperta alle sollecitazioni provenienti dallo studio diretto delle opere. Suggestioni provenienti da temi quali il segno, il paesaggio, l’oggetto, il corpo, fino alla comprensione delle scelte tecniche e degli effetti espressivi ricercati.

Del resto, come segnalava la statunitense Patricia Emison nel 2016, è giunto il momento di ripensare la storia delle stampe quale prefigurazione del mondo virtuale in cui viviamo. Non è per caso con il perfezionamento dell’incisione e dei metodi di stampa che inizia l’era dei mass media? E l’epoca storica che viviamo non ha grazie alla rivoluzione digitale, raggiunto il suo apice in termini di creazione, realizzazione, produzione e distribuzione di immagini, di prodotti estetici? Non mette forse questa nuovamente in discussione l’idea di unicità dell’opera d’arte, rilanciando una cultura del multiplo in un larghissimo processo di socializzazione dell’immagine?

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Certamente questa breve rassegna, dedicata ad alcune esperienze dell’incisione e della grafica del XX secolo in Europa non nasce con la pretesa di rispondere a tali questioni, quanto dalla possibilità di introdurre qualche spunto di riflessione, meglio ancora qualche elemento di disturbo che inviti ad atteggiamenti meno scontati e a un confronto meno superficiale sia nei confronti dell’incisione, della grafica d’arte in generale, che delle potenzialità immaginifiche del digitale.

Diventa nitida la necessità di guardare all’incisione, alla stampa, alla grafica d’arte come medium dall’innegabile impiego creativo, considerando cioè le vitalità di una lingua morta, che a dispetto della tecnologia digitale, è ancora capace di affascinare e di coinvolgere artisti e artigiani, come campo di libera sperimentazione creativa.

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