Un altro Rinascimento o solo bolla temporanea? Nft e blockchain dividono ed infiammano il dibattito sul loro ruolo nel mercato dell’Arte contemporanea. Si potrebbero allora tirare in ballo argomentazioni quali il nuovo paradigma dell’immaterialità dell’arte; la ridefinizione del concetto di proprietà dell’opera creativa; e lo sfrenato desiderio di possesso di contenuti che fanno digrignare i denti a chi è ancorato ad una certa visione dell’Arte contemporanea.

Il cripto-mondo ci ha travolti e non ce ne siamo nemmeno accorti. Dati alla mano, il fenomeno dei Nft (non-fungible tokens) e della blockchain ha visto un’inattesa esplosione proprio nell’annus horribilis della Pandemia globale, dove molti asset sono irrimediabilmente mutati.

Nft e blockchain, cosa sono?

Nft è l’acronimo di non-fungible token, ovvero un “gettone digitale” salvato su blockchain (sistema di controllo mantenuto da migliaia di terminali informatici in cui si può tenere traccia di operazioni e transazioni di vario tipo) che dimostra come il possessore di questo gettone sia anche colui che possiede l’opera digitale a esso collegata. Probabilmente uno degli aspetti più interessanti e rivoluzionari di questo nuovo paradigma.

Il sistema blockchain, attraverso la codificazione di un qualsivoglia contenuto, polverizza anomalie e disguidi sulla proprietà univoca dell’opera d’arte. Non annienta la riproducibilità dell’Arte piuttosto va a certificarne l’autenticità e proprietà della stessa, spazzando via tutte le falle sui falsi d’autore verificatisi nel corso dei secoli. In sintesi, una volta immessa l’opera sulla blockchain è impossibile incorrere in problematiche legate alla paternità del contenuto. Rivoluzionario, no?

2020, la viralità degli Nft

Il 19 febbraio, la gif del Nyan Cat viene battuta all’asta per il prezzo di 545mila dollari pagati in ether (la criptovaluta che alimenta la blockchain di Ethereum). La notizia fa il giro del mondo e la domanda che tutti si pongono diventa legittima: perché e come si fa a comprare – e quindi a possedere – una GIF che tutti possono vedere e condividere da YouTube?

Sempre nel 2020, la storica casa d’aste Christie’s fiuta la potenzialità del nuovo fenomeno e inizia a esporre Nft di arte digitale. Un’opera di Beeple (artista digitale, grafico e animatore americano) viene venduta all’asta per 70 milioni di dollari. L’opera in questione si intitola “Beeple’s Everydays: The First 5000 Days”.

È l’inizio di una nuova era. Un evento che, al momento, sta ridefinendo il “mercato” dell’arte come lo abbiamo conosciuto. Secondo il portale Crypto.art, solo nel mese di novembre 2020 le vendite di arte su nft avevano raggiunto il valore di circa 1,5 milioni di dollari. A gennaio questa stima aveva già superato i 10 milioni mentre a Marzo sono già a quota 120 milioni di dollari. Una bolla passeggera o l’inizio della Rivoluzione? Presto per dirlo ma i presupposti sembrano spingere in una direzione netta e definita.

Nft Arte: Il caso Beeple

Nell’ottobre del 2020 Pablo Rodriguez-Fraile, un collezionista d’arte spagnolo di 25 anni ha speso quasi 67mila dollari per diventare proprietario di un video originale della durata di 10 secondi già disponibile online, realizzato dall’artista digitale Beeple. A febbraio 2021, lo ha rivenduto per 6,6 milioni di dollari: cento volte tanto quanto l’aveva pagato qualche mese prima.

Ancora più interessanti le motivazioni che hanno spinto il giovane investitore ad acquistare il breve clip: «Puoi andare al Louvre e fare una foto alla Gioconda, ma quella foto non avrà alcun valore perché non ha l’origine e la storia di quell’opera d’arte. Un video perfettamente replicabile e condivisibile online può avere un grande valore se grazie alla blockchain diventa unico e autentico». 

Rarità dell’immateriale e smart contracts

Gli Nft rendono tangibile il concetto di rarità che esiste nel mondo digitale. Grazie a questo nuovo strumento possono diventare collezionabili anche oggetti che fino a poco fa non avrebbero mai potuto esserlo.

Altro elemento non di poco conto, soprattutto per chi vende le proprie opere d’arte, riguarda gli smart contracts: alcuni nft danno la possibilità di ricevere automaticamente una quota fissa ogni volta che l’opera viene rivenduta. In pratica, un digital artist può accettare di vendere un jpeg e assistere, in futuro, alla vendita della propria opera a un milione di euro senza però ricevere alcun provento da questa nuova transazione.

Con l’avvento degli smart contracts è invece possibile incidere nel codice che all’autore del contenuto spettano di diritto il 5% di ogni successiva transazione, rendendo così la vendita dell’opera qualcosa da cui potete continuare a guadagnare nel tempo.

E tu sei pronto alla Rivoluzione?

Continua a seguirci sul nostro Blog per restare sempre aggiornati sulle novità del mondo dell’Arte

X