Gianni Zanni – In coena domini (Mostra online)

Gianni Zanni – In coena domini (Mostra online)

Giovedì 1 aprile 2021 si inaugura online la mostra del fotografo GIANNI ZANNI, IN CŒNA DOMINI.

Curata da Massimo Bignardi, la mostra presenta 25 opere realizzate dal fotografo pugliese, dedicate agli oggetti e alle pietanze che richiamano il tema dell’Ultima cena, così come interpretati da significativi dipinti della storia dell’arte.

Questo lavoro, scrive Zanni nella dichiarazione di poetica contenuta nel catalogo online in uscita con Gutenberg Edizioni, “vuole essere una rielaborazione in chiave fotografica del menù dell’ultima cena del Cristo rappresentata da diversi artisti nei secoli passati e di cui certamente il più conosciuto è il Cenacolo di Leonardo. Gli still life fotografici realizzati rappresentano la trasposizione nella cultura gastronomica pugliese delle pietanze presenti sul tavolo del famoso affresco leonardesco e non è stata una impresa particolarmente ardua ritrovare numerose similitudini tra la raffigurazione leonardesca e quella concretezza del cibo presente nella tradizione gastronomica e sulle tavole delle feste natalizie e pasquali delle varie località e pugliesi.”

GUARDA IL VIDEO DI PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA

“Quello di Zanni – spiega il curatore Massimo Bignardi – è, da oltre quarant’anni, un modo di porsi frontalmente all’oggetto che, scatto dopo scatto, diviene soggetto di una narrazione di forte valenza immaginativa. Anche in questa serie di lavori, dedicati a interpretazioni dell’Ultima cena, ha saputo intrecciare le inquadrature sperimentate nella sua esperienza di fotografo, interessato anche allo still life, con quelle archiviate nella memoria, ben alimentata da immagini tratte dalla storia dell’arte. Pone a confronto due analoghe interpretazioni di quel genere che è la ‘natura morta’ e ne ha ricavato un racconto che, più di aprire lo sguardo all’intera scena leonardesca, si sofferma sui primi piani, sui dettagli. La tavola imbandita, non poteva essere diversamente, è quella tipica della tradizione pugliese”.

GIANNI ZANNI – OPERE IN MOSTRA

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Nft e blockchain, cosa cambia nel mondo dell’Arte?

Nft e blockchain, cosa cambia nel mondo dell’Arte?

Un altro Rinascimento o solo bolla temporanea? Nft e blockchain dividono ed infiammano il dibattito sul loro ruolo nel mercato dell’Arte contemporanea. Si potrebbero allora tirare in ballo argomentazioni quali il nuovo paradigma dell’immaterialità dell’arte; la ridefinizione del concetto di proprietà dell’opera creativa; e lo sfrenato desiderio di possesso di contenuti che fanno digrignare i denti a chi è ancorato ad una certa visione dell’Arte contemporanea.

Il cripto-mondo ci ha travolti e non ce ne siamo nemmeno accorti. Dati alla mano, il fenomeno dei Nft (non-fungible tokens) e della blockchain ha visto un’inattesa esplosione proprio nell’annus horribilis della Pandemia globale, dove molti asset sono irrimediabilmente mutati.

Nft e blockchain, cosa sono?

Nft è l’acronimo di non-fungible token, ovvero un “gettone digitale” salvato su blockchain (sistema di controllo mantenuto da migliaia di terminali informatici in cui si può tenere traccia di operazioni e transazioni di vario tipo) che dimostra come il possessore di questo gettone sia anche colui che possiede l’opera digitale a esso collegata. Probabilmente uno degli aspetti più interessanti e rivoluzionari di questo nuovo paradigma.

Il sistema blockchain, attraverso la codificazione di un qualsivoglia contenuto, polverizza anomalie e disguidi sulla proprietà univoca dell’opera d’arte. Non annienta la riproducibilità dell’Arte piuttosto va a certificarne l’autenticità e proprietà della stessa, spazzando via tutte le falle sui falsi d’autore verificatisi nel corso dei secoli. In sintesi, una volta immessa l’opera sulla blockchain è impossibile incorrere in problematiche legate alla paternità del contenuto. Rivoluzionario, no?

2020, la viralità degli Nft

Il 19 febbraio, la gif del Nyan Cat viene battuta all’asta per il prezzo di 545mila dollari pagati in ether (la criptovaluta che alimenta la blockchain di Ethereum). La notizia fa il giro del mondo e la domanda che tutti si pongono diventa legittima: perché e come si fa a comprare – e quindi a possedere – una GIF che tutti possono vedere e condividere da YouTube?

Sempre nel 2020, la storica casa d’aste Christie’s fiuta la potenzialità del nuovo fenomeno e inizia a esporre Nft di arte digitale. Un’opera di Beeple (artista digitale, grafico e animatore americano) viene venduta all’asta per 70 milioni di dollari. L’opera in questione si intitola “Beeple’s Everydays: The First 5000 Days”.

È l’inizio di una nuova era. Un evento che, al momento, sta ridefinendo il “mercato” dell’arte come lo abbiamo conosciuto. Secondo il portale Crypto.art, solo nel mese di novembre 2020 le vendite di arte su nft avevano raggiunto il valore di circa 1,5 milioni di dollari. A gennaio questa stima aveva già superato i 10 milioni mentre a Marzo sono già a quota 120 milioni di dollari. Una bolla passeggera o l’inizio della Rivoluzione? Presto per dirlo ma i presupposti sembrano spingere in una direzione netta e definita.

Nft Arte: Il caso Beeple

Nell’ottobre del 2020 Pablo Rodriguez-Fraile, un collezionista d’arte spagnolo di 25 anni ha speso quasi 67mila dollari per diventare proprietario di un video originale della durata di 10 secondi già disponibile online, realizzato dall’artista digitale Beeple. A febbraio 2021, lo ha rivenduto per 6,6 milioni di dollari: cento volte tanto quanto l’aveva pagato qualche mese prima.

Ancora più interessanti le motivazioni che hanno spinto il giovane investitore ad acquistare il breve clip: «Puoi andare al Louvre e fare una foto alla Gioconda, ma quella foto non avrà alcun valore perché non ha l’origine e la storia di quell’opera d’arte. Un video perfettamente replicabile e condivisibile online può avere un grande valore se grazie alla blockchain diventa unico e autentico». 

Rarità dell’immateriale e smart contracts

Gli Nft rendono tangibile il concetto di rarità che esiste nel mondo digitale. Grazie a questo nuovo strumento possono diventare collezionabili anche oggetti che fino a poco fa non avrebbero mai potuto esserlo.

Altro elemento non di poco conto, soprattutto per chi vende le proprie opere d’arte, riguarda gli smart contracts: alcuni nft danno la possibilità di ricevere automaticamente una quota fissa ogni volta che l’opera viene rivenduta. In pratica, un digital artist può accettare di vendere un jpeg e assistere, in futuro, alla vendita della propria opera a un milione di euro senza però ricevere alcun provento da questa nuova transazione.

Con l’avvento degli smart contracts è invece possibile incidere nel codice che all’autore del contenuto spettano di diritto il 5% di ogni successiva transazione, rendendo così la vendita dell’opera qualcosa da cui potete continuare a guadagnare nel tempo.

E tu sei pronto alla Rivoluzione?

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Il Segno, la Matrice. Nuovo Catalogo Gutenberg Edizioni e Mostra online al Museo FRaC

Il Segno, la Matrice. Nuovo Catalogo Gutenberg Edizioni e Mostra online al Museo FRaC

La Mostra

La mostra propone una serie di trenta opere realizzate dagli inizi del secolo scorso ad oggi, da artisti tra questi Carrà, Picasso, Dalí, Miró, Capogrossi, Strazza, Giulia Napoleone, da Marina Bindella, Francesca Poto, Peter Freeth, Willburgher, Vittorio Avella e Giovanni Timpani, Angelo Rizzelli e Vittorio Manno. Artisti che ritornano all’interno del Catalogo Gutenberg Edizioni.

Una rassegna, quella immaginata dallo storico dell’arte Pasquale Ruocco, realizzata grazie alla disponibilità degli artisti, delle collezioni del Museo-FRaC di Baronissi e di collezioni private. Nasce come riflessione sui media guardando all’incisione come possibilità di favorire atteggiamenti meno scontati e omologanti nei confronti del sistema di produzione e distribuzione delle immagini. Una mostra che procede approfondendo tra tematiche diverse – il segno, la figura, il corpo, il paesaggio – un percorso aperto alle sollecitazioni provenienti dallo studio diretto delle opere.

GUARDA LA PRESENTAZIONE DI PASQUALE RUOCCO

Il Catalogo Gutenberg Edizioni

Una mostra aperta alle sollecitazioni provenienti dallo studio diretto delle opere. Suggestioni provenienti da temi quali il segno, il paesaggio, l’oggetto, il corpo, fino alla comprensione delle scelte tecniche e degli effetti espressivi ricercati.

Del resto, come segnalava la statunitense Patricia Emison nel 2016, è giunto il momento di ripensare la storia delle stampe quale prefigurazione del mondo virtuale in cui viviamo. Non è per caso con il perfezionamento dell’incisione e dei metodi di stampa che inizia l’era dei mass media? E l’epoca storica che viviamo non ha grazie alla rivoluzione digitale, raggiunto il suo apice in termini di creazione, realizzazione, produzione e distribuzione di immagini, di prodotti estetici? Non mette forse questa nuovamente in discussione l’idea di unicità dell’opera d’arte, rilanciando una cultura del multiplo in un larghissimo processo di socializzazione dell’immagine?

GUARDA LE OPERE IN MOSTRA

Certamente questa breve rassegna, dedicata ad alcune esperienze dell’incisione e della grafica del XX secolo in Europa non nasce con la pretesa di rispondere a tali questioni, quanto dalla possibilità di introdurre qualche spunto di riflessione, meglio ancora qualche elemento di disturbo che inviti ad atteggiamenti meno scontati e a un confronto meno superficiale sia nei confronti dell’incisione, della grafica d’arte in generale, che delle potenzialità immaginifiche del digitale.

Diventa nitida la necessità di guardare all’incisione, alla stampa, alla grafica d’arte come medium dall’innegabile impiego creativo, considerando cioè le vitalità di una lingua morta, che a dispetto della tecnologia digitale, è ancora capace di affascinare e di coinvolgere artisti e artigiani, come campo di libera sperimentazione creativa.

SFOGLIA IL CATALOGO DIGITALE (Gutenberg Edizioni)

Mary Cinque. “My favorite things”, la nuova mostra al FRaC

Mary Cinque. “My favorite things”, la nuova mostra al FRaC

Al Museo FRaC di Baronissi si rinnova l’appuntamento con l’arte contemporanea

La mostra delle opere di Mary Cinque al FRaC rivolge l’attenzione a una giovane artista campana da tempo operante tra la Costiera Amalfitana, Londra e Los Angeles. Tra pastelli a olio e pittura digitale, My favorite things si pone come celebrazione del quotidiano e delle piccole gioie che questo ci offre.

Guarda il Video dedicato alla Mostra online

Parola al curatore della mostra di Mary Cinque

Come le pagine di un album – rivela Pasquale Ruocco curatore della mostra – si susseguono le opere recenti realizzate da Mary Cinque. Fogli, alcuni dei quali esposti presso la galleria Palü di St Moritz, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, da cui emergono ricordi di luoghi, in particolare Londra, dove ha vissuto negli ultimi anni, e della Costiera Amalfitana, di viaggi, di persone, ma anche di passioni e speranze, avvolti da un senso di nostalgia per quelle piccole cose che silenziosamente, ora cominciamo ad accorgercene di più, colorano il nostro quotidiano.

L’ispirazione prende spunto dal celebre brano di Oscar Hemmerstein II e Richards Rogers, My favourite things, le cui parole sembrano vibrare nella morbida e brillante materia dei pastelli a olio, così come nella sostanza elettronica della pittura digitale, in un lavoro capace ancora, di riflettere sul ruolo dell’immagine nella storia dell’arte, tenendo bene in conto le sue evoluzioni anche tecnologiche, per esempio dall’invenzione dei pastelli di Sennelier alle possibilità offerte delle moderne tavolette grafiche. Mary Cinque sembra affrontare, mediante un’intima narrazione, l’attuale stato delle cose, lavorando su ciò che ci manca, esaltando quanto dovrebbe esserci prezioso, condivisione e convivialità, tradotte quali immagini di una joie de vivre da rinnovare, in cui termini come lockdown e distanziamento sociale rappresentino esclusivamente il momento in cui abbiamo ritrovato la nostra umanità.

Guarda le Opere di Mary Cinque in mostra

Chi è Mary Cinque

Mary Cinque ha trascorso la sua infanzia tra l’Etiopia e l’Italia dove è nata e ha frequentato le Accademie di Belle Arti di Napoli e Milano. Formazione che si e ulteriormente arricchita di numerosi viaggi, tra questi una permanenza di tre mesi, nel 2006, tra Philadelphia e New York che influenza fortemente il suo lavoro sulla città e il paesaggio urbano, e poi, tra il 2017 e il 2019 a Londra, dove ha avuto modo di approfondire sia l’uso del pastello a olio sia il ricorso alla pittura digitale.

Tra le mostre personali si ricordano nel 2009 “Aereo” allestita presso lo spazio Largo Baracche di Napoli e “Giramondo” tenutasi presso il Foundry di Londra. Nello stesso anno espone “Acque Chiare” presso gli spazi del Palazzo Sasso (oggi Avino) di Ravello, mentre nel 2011 presso la Biblioteca della Facoltà di Architettura “Acque d’Italia” e realizza l’installazione “Città in istanti”, presso il Chiostro di San Galgano della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena.

Del 2013 è la mostra “Urban stories”, tenuta presso il MARTE di Cava de’ Tirreni, mentre nel 2015 l’artista allestisce, presso l’Istituto Francese di Napoli, “Un’idea di Parigi, del 2016 è la mostra “ECO-” presso lo showroom di Fornace Falcone. Lo stesso anno la personale “L’illusione di Dedalo”, allestita presso il Centro Luigi di Sarro nel 2017 all’Istituto di Cultura italiana all’estero di Colonia e nel 2019 presso il Museo FRaC di Baronissi.

Di questi ultimi anni è la personale organizzata dalla Galerie Palü di Pontresina, in Svizzera, ove espone una serie di lavori dedicati a San Moritz. Tra le esposizioni collettive si ricordano nel 2009 “La défense. Priorità del tempo, necessità dello spazio” presso il Fës Show di Minori, e “Sguardi Irrequieti” allestita presso il Castello dell’Abate di Castellabate. Nel 2010 si registrano invece la partecipazione a “Capturing the elusive here”, workshop tenuto a Monza dall’artista ispano-americano Isidro Blasco e a “Eruption/Eruzione” presso la White Box Gallery di New York. L’anno successivo espone al Padiglione Campania allestito presso l’ex Tabacchificio Centola, a Pontecagnano, in occasione della “54ª Biennale di Venezia”

Nel 2012 partecipa a “NINA. Nuova immagine napoletana” allestita al Pan di Napoli, mentre nel 2013 è invitata a “Trames/Tramites” allestita presso la Porta degli Angeli di Ferrara e “Iside Contemporanea” organizzata dal Museo ARCOS di Benevento. Recentemente il suo lavoro è stato esposto a Los Angeles presso The loft at Liz’s e la Los Angeles Art Association/Gallery 825..

Sue opere sono custodite dal Museo-FRaC Baronissi, dal MÄ – Museo d’arte ambientale di Giffoni Sei Casali (SA) e dall’Istituto Istruzione Superiore Marini Gioia di Amalfi. Vive e lavora ad Agerola.


Scopri sul nostro sito il Catalogo d’Arte “L’Illusione di Dedalo” (2016) dedicato all’attività artistica di Mary Cinque e curato da Massimo Bignardi

Procida, il Giardino Segreto. La mostra online

Procida, il Giardino Segreto. La mostra online

L’Isola di Arturo sarà Capitale italiana della Cultura per il 2022. Un grande risultato per i procidani, la gente di mare, le case colorate, il mare azzurro che tinge di smeraldo le insenature, alle isole del nostro magico arcipelago: è un grande traguardo per la Campania intera.

Libero De Cunzo – Procida

“La fotografia di Libero De Cunzo – sottoolinea Massimo Bignardi curatore della mostra nel Catalogo online Gutenberg Edizioni – interpreta un modo di inquadrare la realtà rinunciando a qualsiasi sua conferma; anzi segue lo svolgersi nel tempo dei segni dell’urbano o del paesaggio-natura. Una ‘metodologia immaginativa’ che in queste immagini tratte da una sequenza più lunga, che rilegge la sua amata isola di Procida, raccolte nel 2009 in un prezioso volume, ove un testo di Elisabetta Montaldo ci guida nel mistero dei fotogrammi, nel bianco delle zagare o  delle ‘donne in camicia’, tra limoneti sospesi sul mare e giardini avvolti nel mito”.

La Mostra

In mostra 39 fotografie, a firma De Cunzo realizzate tra il 2007 e il 2008 e pubblicate nel 2009: fotografie dedicate all’incanto dei giardini che modellano il territorio procidano, vestendolo di colori, dal giallo dei limoni alla gamma del verde che ritaglia spicchi di cielo e di mare. Un’isola incorniciata dall’azzurro del mare ma che, nel suo ventre nasconde la sua tipicità di isola della terra, dei campi, dei contadini.

GUARDA IL VIDEO DELLA MOSTRA PROCIDA. IL GIARDINO SEGRETO

Chi è Libero De Cunzo

Nato il 26 dicembre del 1960, i miei genitori Mario De Cunzo e Rosanna Cicchella, due intellettuali  di sinistra impegnati nelle lunghe lotte per lo sviluppo sociale e la tutela del Paesaggio, mi hanno allevato soprattutto facendomi viaggiare e visitare siti straordinari luoghi di interesse storico artistico ambientale comprese Città e Musei. Grazie a loro prima dei 15 anni ero già stato a Roma, Firenze, Spoleto, Spalato, Malta, Vienna, Venezia, Parigi, Londra e il Monte Bianco…visitando,  oltre il Museo di Capodimonte dove ho abitato tra i cinque e gli otto anni, gli Uffizi, il Louvre e la Tate Gallery. Successivamente ancora Luoghi e Persone hanno avuto una forte influenza sulla mia formazione e definizione del mio percorso artistico e professionale. Per i luoghi, sono stati di forte impulso, tra gli altri Atene, Santorini, Procida, Capri, Civita di Bagnoregio, Siracusa, Eraclea Minoa, Luxor, Santiago di Campostella, Stoccolma, Amsterdam, Berlino.

Fotografo dal 1976 vivo tra Napoli, Baia e la Tuscia, insegno dal 1987 Arte della fotografia al Liceo Artistico Boccioni-Palizzi  e, dal 2006, alla Accademia di Belle Arti di Napoli collaboro con la Scuola di Specializzazione in fotografia. Ho avuto riconoscimenti nazionali ed internazionali, mie opere sono conservate in collezioni Pubbliche e Private e pubblicate in monografie, riviste e giornali. Ho lavorato e lavoro per Campagne fotografiche e Progetti di Enti Pubblici e Privati. Inoltre, ho promosso diverse iniziative, anche espositive per sostenere nuovi giovani autori della fotografia e non solo. Sono felicemente padre, orgoglioso, di Maia Francesca e MariaSole Margherita  De Cunzo.

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