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Presentazione della collana

Critical Tools è una collana rivolta alle giovani esperienze dell’arte contemporanea e della critica militante.

Mettiamoci in gioco, diamo spinta alla nostra creatività, perché la vita va immaginata. Non è lo slogan del giovanilismo che invade i social, quanto un modo per dar certezza ad una nuova prospettiva, quella di far incontrare giovani che lavorano intorno allo stesso sogno. La Gutenberg Edizioni fa un passo in avanti: non volta le spalle a quanti, soprattutto gli artisti di generazioni che in oltre due decenni ci sono stati a fianco. Vogliano aprire un varco che consente il dialogo tra tempi e sguardi diversi, esperienze nate da e in contesti diversi. Vogliamo collaborare ad un dialogo mettendoci in gioco, pensando ad una editoria rivolta anche ai nuovissimi linguaggi, alle esperienze che ora vedono la luce.

È un progetto, una proposta che non rinnega le esperienze del passato: vogliamo restare fedeli ad una stampa di qualità, vogliamo conservare il patrimonio di quel sapere tipografico che offre uno specchio di tradizione nell’attualità.

La collana CRITICAL TOOLS  nata tempo fa da un’idea di Massimo Bignardi, trova oggi nuove energie disposte ad accogliere e promuovere una visione aperta e più vera dell’arte, del suo farsi testimonianza viva del presente.

Il Mediterraneo per Willburger è quello di Ulisse ma anche il Nord Africa, quindi il Marocco, la Tunisia di Klee, inoltre la Spagna di Escher, la Sicilia di Nicolas de Staël, l’Italia Meridionale di Kokoschka. È il Sud quale punto di una geografia dell’immaginario, punto di approdo, divenuto il luogo ove fermarsi, metter su casa, stabilire una relazione duratura con il mistero di una luce zenitale, con i lunghi respiri (sospiri) che scandiscono i giorni, le ombre che, nette, s’insinuano nei corpi, nella materia, nello spazio, affogando nell’oscurità di riti che rendono il mito vivo. L’artista traccia, sulla sua mappa mentale, una linea retta: dal Tirolo alle coste cilentane, dall’Austria mitteleuropea alle terre della mitologia, alla sponda estrema della Grecia classica che Peter guarda come ultimo avamposto, in quegli anni (il viaggio in Sicilia è del 1958) della cultura del primordio, dell’originario, ove il quotidiano è ancora pervaso dal simbolico.

Il Mediterraneo per Willburger è quello di Ulisse ma anche il Nord Africa, quindi il Marocco, la Tunisia di Klee, inoltre la Spagna di Escher, la Sicilia di Nicolas de Staël, l’Italia Meridionale di Kokoschka. È il Sud quale punto di una geografia dell’immaginario, punto di approdo, divenuto il luogo ove fermarsi, metter su casa, stabilire una relazione duratura con il mistero di una luce zenitale, con i lunghi respiri (sospiri) che scandiscono i giorni, le ombre che, nette, s’insinuano nei corpi, nella materia, nello spazio, affogando nell’oscurità di riti che rendono il mito vivo. L’artista traccia, sulla sua mappa mentale, una linea retta: dal Tirolo alle coste cilentane, dall’Austria mitteleuropea alle terre della mitologia, alla sponda estrema della Grecia classica che Peter guarda come ultimo avamposto, in quegli anni (il viaggio in Sicilia è del 1958) della cultura del primordio, dell’originario, ove il quotidiano è ancora pervaso dal simbolico.

Il Mediterraneo per Willburger è quello di Ulisse ma anche il Nord Africa, quindi il Marocco, la Tunisia di Klee, inoltre la Spagna di Escher, la Sicilia di Nicolas de Staël, l’Italia Meridionale di Kokoschka. È il Sud quale punto di una geografia dell’immaginario, punto di approdo, divenuto il luogo ove fermarsi, metter su casa, stabilire una relazione duratura con il mistero di una luce zenitale, con i lunghi respiri (sospiri) che scandiscono i giorni, le ombre che, nette, s’insinuano nei corpi, nella materia, nello spazio, affogando nell’oscurità di riti che rendono il mito vivo. L’artista traccia, sulla sua mappa mentale, una linea retta: dal Tirolo alle coste cilentane, dall’Austria mitteleuropea alle terre della mitologia, alla sponda estrema della Grecia classica che Peter guarda come ultimo avamposto, in quegli anni (il viaggio in Sicilia è del 1958) della cultura del primordio, dell’originario, ove il quotidiano è ancora pervaso dal simbolico.

Il Mediterraneo per Willburger è quello di Ulisse ma anche il Nord Africa, quindi il Marocco, la Tunisia di Klee, inoltre la Spagna di Escher, la Sicilia di Nicolas de Staël, l’Italia Meridionale di Kokoschka. È il Sud quale punto di una geografia dell’immaginario, punto di approdo, divenuto il luogo ove fermarsi, metter su casa, stabilire una relazione duratura con il mistero di una luce zenitale, con i lunghi respiri (sospiri) che scandiscono i giorni, le ombre che, nette, s’insinuano nei corpi, nella materia, nello spazio, affogando nell’oscurità di riti che rendono il mito vivo. L’artista traccia, sulla sua mappa mentale, una linea retta: dal Tirolo alle coste cilentane, dall’Austria mitteleuropea alle terre della mitologia, alla sponda estrema della Grecia classica che Peter guarda come ultimo avamposto, in quegli anni (il viaggio in Sicilia è del 1958) della cultura del primordio, dell’originario, ove il quotidiano è ancora pervaso dal simbolico.

Il Mediterraneo per Willburger è quello di Ulisse ma anche il Nord Africa, quindi il Marocco, la Tunisia di Klee, inoltre la Spagna di Escher, la Sicilia di Nicolas de Staël, l’Italia Meridionale di Kokoschka. È il Sud quale punto di una geografia dell’immaginario, punto di approdo, divenuto il luogo ove fermarsi, metter su casa, stabilire una relazione duratura con il mistero di una luce zenitale, con i lunghi respiri (sospiri) che scandiscono i giorni, le ombre che, nette, s’insinuano nei corpi, nella materia, nello spazio, affogando nell’oscurità di riti che rendono il mito vivo. L’artista traccia, sulla sua mappa mentale, una linea retta: dal Tirolo alle coste cilentane, dall’Austria mitteleuropea alle terre della mitologia, alla sponda estrema della Grecia classica che Peter guarda come ultimo avamposto, in quegli anni (il viaggio in Sicilia è del 1958) della cultura del primordio, dell’originario, ove il quotidiano è ancora pervaso dal simbolico.

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